Abbiategrasso
3, 4, 5 febbraio 2012

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MOSTRE PERMANENTI

Inaugurazione: venerdì 3 febbraio 2012 - ore 18.00 al Castello Visconteo

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Mostra fotografica

"Il gesto creativo" nelle arti tradizionali giapponesi
di Flavio Gallozzi

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Mostra di pittura

"Shin-on"
di Shuhei Matsuyama

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Mostra di ikebana e ceramiche raku

"Setsubun: Profumo di primavera"
a cura di Anna Massari

Orari:

Venerdì 3 febbraio 2012
Sabato 4 febbraio
Domenica 5 febbraio

10.00 - 12.30
10.00 - 12.30
18.30 - 20.30
15.00 - 19.00
15.00 - 19.00

La foto è © Flavio Gallozzi

Mostre permanenti:


«Il Gesto Creativo»
Mostra fotografica di
Flavio Gallozzi

“IL GESTO CREATIVO” nelle arti tradizionali giapponesi

Le foto sono © Flavio Gallozzi

17 dicembre 2011: Flavio Gallozzi incontra in Abbiategrasso il grande Maestro Hiroshi Shirai nel dojo della Accademia del Karate Yoshitaka, in occasione di un importante stage di Karate Tradizionale. Ne nasce una importante documentazione fotografica che arricchisce la raccolta “Il Gesto Creativo” completandola con un altro, importante tassello, e che sarà esposta al pubblico per la prima volta - anteprima assoluta - in occasione della Mostra “Giorni d’Asia: Giappone”.

www.flaviogallozzi.com

C’è qualcosa, nella fotografia di Flavio Gallozzi, che colpisce e affascina, che invita alla riflessione: è la qualità della luce o meglio, del gioco che ombra e luce compiono nelle sue immagini. Questa qualità esalta il soggetto che Gallozzi predilige, uno e molteplice al tempo stesso: il gesto, il movimento, i gesti, i movimenti, attraverso i quali artisti e artigiani giapponesi si esprimono, realizzano oggetti, compiono cerimonie, rendono viva la loro arte.

La manualità, nelle arti giapponesi, è cura amorevole dei particolari, passione per la materia, ritualità accuratamente rispettata: la mano che regge il pennello perpendicolare al foglio bianco della calligrafa, le dita della musicista che corrono veloci a muovere i ponticelli del koto, le mani vigorose del forgiatore di katana, abituate al fuoco eppure così delicate nel polire le superfici d’acciaio, ancora: il braccio teso dell’arciere consapevole del bersaglio, le dita che si chiudono drammaticamente su una fettina di pesce del cuoco di sushi, la lucida, perfetta precisione del palmo che regge lohishaku, il mestolo dal lungo manico di bambù, e lo appoggia lievemente sul bordo del bollitore, nella cerimonia del tè.

Il gusto di gesti antichi, tramandati di generazione in generazione dal maestro all’allievo secondo la pratica tradizionale di trasmissione delle arti in Giappone è reso dalle immagini di Flavio Gallozzi vivo, attuale. Nulla è andato perduto, la maestria dei fondatori è mantenuta in vita e rivivificata dalla memoria dei discendenti, dalla pratica odierna, che conserva gelosamente la tradizione della foggia e del gesto. Passato e presente convivono, nel Giappone contemporaneo, con una intensità che chi non vi è mai stato fatica a immaginare. Gallozzi ce lo racconta magistralmente attraverso le sue immagini di luce e d’ombra, memore delle parole dello scrittore Tanizaki Jun’ichirō: “… piacciono a noi Orientali, i sortilegi che traggono il loro potere solo dai giochi d’ombra. …. Non nella cosa in sé, ma nei gradi d’ombra, e nei prodotti del chiaroscuro, risiede la beltà”.

(commento di Rossella Marangoni)



Mostre permanenti:


«Shin-on»
Mostra di pittura del Maestro Shuhei Matsuyama

SHIN-ON: dipingere i suoni dell’universo

“Sin dall’inizio, quando ho dovuto spiegare il significato di Shin-on – scrive Matsuyama – ho sempre detto che è una sorta di grido del cuore, un’espressione in sintonia con il sé. Si tratta in effetti dell’espressione delle vibrazioni e dell’energia interna dell’autore e delle sue opere, forse la vera espressione del suo spirito”.

In giapponese il termine Shin-on racchiude 16 significati diversi: On significa infatti suono, Shin indica le diverse qualità del suono.

il Suono del cuore
il Suono nuovo
il Suono vero
il Suono che cresce
un Suono discreto
il Suono del bosco
un Suono fluttuante
il Suono che avanza
il Suono della fede
il Suono degli dèi
un Suono familiare
un Suono vibrante
il Suono profondo
il Suono del corpo
il Suono delle labbra
il Suono dell'acqua

Per Matsuyama il riferimento più appropriato è, nelle sue stesse parole “al quotidiano scorrere di giorni, stagioni, anni, in un flusso ininterrotto di passato, presente e futuro”. Per Matsuyama shin-on è il suono di tutte le cose, il suono che è insieme l’origine e la rappresentazione nel tempo di tutte le cose. Il riferimento pittorico più immediato è a Kandinsky, alla sua intuizione del colore come suono interiore che per l’artista giapponese diventa sostanza spirituale. Per questo le mostre di Matsuyama sono accompagnate dalla trasmissione di suoni, musiche che altri artisti scrivono ispirandosi ai suoi quadri e dalle quali egli stesso trae a sua volta ispirazione.

“Lo spirito si fonde nel cosmo, il mondo si contrae e diventa un mondo in piccolo, un micromondo – scrive Matsuyama e aggiunge – sarei felice se potessi, con naturalezza, dare vita ad espressioni che facciano allusione ad un mondo così”.

www.shin-on.com
www.shuheimatsuyama.com

A chi mi chiede: perché lavori?
Rispondo: per crescere.
Perché vuoi crescere? Per conoscermi.
Perché vuoi conoscerti? Per esprimermi.
Perché vuoi esprimerti? Per essere artista (uomo).
Perché vuoi essere artista? Per essere libero.
Perché vuoi essere libero? Per avere gioia della vita.

(Shuhei Matsuyama)

Shuhei Matsuyama nasce a Tokyo nel 1955. Dopo aver terminato gli studi alla Accademia di Belle Arti della sua città natale, si trasferisce in Italia nel 1976 per seguire i corsi dell’Accademia d’Arte di Perugia. Nel 1991 arriva a Milano e inizia un’intensa attività espositiva che porta le sue opere in giro per il mondo, da Venezia a Tokyo, da San Francisco a New York. Uomo tra due universi, orientale ed occidentale, fonde insieme l’esperienza pittorica con quella spirituale creando opere che sintetizzano due espressioni: pittura e suono per la stimolazione dei sensi.

Matsuyama è un sostenitore della Public Art verso la familiarizzazione con l’arte, per il coinvolgimento e la “co-partecipazione” di chi ne fruisce e per l’annullamento dei confini fra l’artista e il pubblico. Vede l’arte, ed in particolare la Public Art, al servizio dell’umanità, che ne trae un miglioramento della cultura, della sensibilità, della serenità e, in senso più ampio, della vita.



Mostre permanenti:


“Setsubun: profumo di primavera”
Mostra di ikebana e ceramiche raku

IKEBANA
Antica Arte Tradizionale Giapponese di Disporre i Fiori

L'ikebana nasce dall'osservazione umile e attenta della natura: guardare con amore i petali di un fiore, la venatura di una foglia, l'erba che si piega al passaggio del vento.

La bellezza dell'ikebana nasce dall'armonia di linee, colori e volumi che si sviluppano nello spazio compositivo, esaltando alcuni aspetti della cultura giapponese: il vuoto, che non è assenza ma punto di partenza per ogni cosa; l'asimmetria, che sottolinea l'aspetto spontaneo e vitale della natura; i cicli stagionali, che trasmettono il sentimento di precarietà, tutto cambia e si trasforma in un ciclo continuo. La collocazione ternaria di pochi, essenziali elementi è impostata su regole precise e proporzioni fisse tra vaso, rami e fiori. L'uso di fiori in differenti momenti di fioritura simboleggia il ciclo vitale, effimero e transitorio: il fiore sbocciato rappresenta il passato, il fiore semiaperto il presente, il bocciolo è simbolo del futuro.

L'offerta di fiori alle divinità ha origine in India e con il Buddhismo, attraverso Cina e Corea, raggiunge il Giappone nel VI secolo d.C. dove diventa disciplina. Iniziata come arte ieratica e cerimoniale, oggi rappresenta un'armoniosa fusione di estetismo e poesia, espressione artistica, frutto e riflesso della cultura giapponese.

Verso la fine del 1800, con l'apertura del Giappone al mondo occidentale, nasce l'ikebana moderno. Il maestro Unshin Ohara per valorizzare i nuovi fiori d'importazione occidentale, più grandi e colorati, pensò di disporli in particolari vasi bassi e poco profondi entro i quali le composizioni potevano espandersi in larghezza e introdusse l'uso di speciali supporti che permettevano una maggiore creatività pur nel rispetto delle antiche regole compositive. Nacque cosi lo stile "Moribana" adottato, in seguito, anche dalle altre scuole di ikebana.

L'ikebana ha saputo adeguarsi alle tendenze figurative del nostro tempo: diventa una ricerca di grafismo, colori e volumi, facile da inserire nella nostra vita quotidiana.

In concomitanza con Giorni d'Asia: Giappone si celebra la festa del primo giorno di primavera secondo il calendario cinese, per i giapponesi SETSUBUN.

Il 3 febbraio si cacciano i demoni, ovvero le influenze negative dell'inverno spargendo fagioli di soia arrostiti al grido "Oni wa soto, fuku wa uchi!" (Fuori i demoni! Dentro la fortuna!). Questo lancio è detto mame maki. In segno benaugurale alcune persone, quando rientrano in casa dopo essere state al santuario shinto per il mame maki, mangiano tanti fagioli quanti gli anni che compiono nell'arco dei successivi dodici mesi: un modo per attirare la fortuna.

Anna Massari, Master
OHARA SCHOOL OF IKEBANA
CHAPTER IKEBANA OHARA MILANO



RAKU: imprevedibile bellezza
Antica Arte Ceramica Giapponese

Vivere in armonia con le cose e con gli uomini, "gioire il giorno" è la traduzione del termine RAKU. L'antica tecnica di origine giapponese, utilizzata nelle cotture dei manufatti di argilla, consente di realizzare opere dal fascino unico con accenti di rara bellezza. Riflessi metallici e cavillature emergono come per magia dai pezzi incandescenti estratti dal forno con l'ausilio di lunghe pinze. Il fumo, scaturito dall'impatto con la segatura, esalta e sottolinea la fine del processo.

Forme espressive contemporanee dal sapore antico come antica è la tecnica rielaborata da continue sperimentazioni. Dalla lavorazione dell'argilla con le mani si riscopre il senso del tatto: toccando si trasforma, si imprime, si forgia. Con la decorazione si definisce la particolarità dell'unione profonda con il fuoco, che nel forno scandisce ritmi e tempi. Un lungo percorso di conoscenza tecnica e spirituale dove la vera bellezza è quella che si cela ed esprime il proprio potenziale estetico nell'alternarsi di luci e di ombre, di pieni e di vuoti.

Il nome Raku deriva dal maestro della cerimonia del tè Sen Rikyu, vissuto in Giappone nel XVI secolo, che rese molto popolare l'offerta di una ciotola della bevanda profumata tra nobili, militari e mercanti, influenzando la ceramica con la filosofia zen. Da allora la famiglia Raku tramanda di padre in figlio la propria tecnica. In Occidente si è diffusa grazie ad americani ed inglesi che per primi, nel dopo-guerra, sperimentano quanto appreso in Giappone.

Nell'evento espositivo si fondono esperienze personali di ceramisti dilettanti con la passione per una Cultura lontana eppure così vicina e un doveroso omaggio all'arte giapponese.

Anna Massari
Team Raku Proloco Cornaredo

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