Abbiategrasso
3, 4, 5 febbraio 2012

Eventi:


Storie di amore e di morte
nel teatro kabuki e nel teatro delle marionette

www.rossellamarangoni.it

Conferenza-lezione aperta alla cittadinanza di Rossella Marangoni

Variamente interpretato dagli studiosi, il conflitto fra dovere e sentimento, di matrice confuciana, caratterizzò la vita giapponese durante il periodo Tokugawa (1603-1868) e influì anche sulla letteratura e il teatro che attinsero a piene mani dai fatti di cronaca dell'epoca.

Spesso, infatti, il conflitto era talmente insopportabile che l'individuo sceglieva la morte pur di uscire dal vicolo cieco in cui si sentiva intrappolato. Nella maggior parte dei casi si trattò di doppio suicidio, o suicidio d'amore, denominato shinjū (il significato originario del termine era “interno del cuore” nel senso di “pegno d'amore”), vale a dire del suicidio di due amanti impossibilitati a realizzare il loro sogno d'amore.

Il maestro indiscusso della composizione per la scena del teatro delle marionette (jōruri) e per quello d'attore (kabuki) è Chikamatsu Monzaemon (1653-1724). Nel genere drammatico egli sviluppò la comprensione psicologica e poetica della complessità del cuore umano, tanto da essere paragonato a Shakespeare. Questa caratteristica si manifesterà nella sua piena maturità proprio nei drammi del “doppio suicidio”, gli shinjūmono, nei quali troviamo, forse nella sua più alta espressione tragica, il conflitto classico del dramma giapponese fra le ragioni del cuore (ninjō) e i rigidi doveri dell'etica feudale (giri). Il suo dramma più famoso di questo particolare genere è senza dubbio Sonezaki shinjū (Gli amanti suicidi di Sonezaki), del 1703. L'evento che indusse Chikamatsu a scrivere era accaduto giusto un mese prima che lo spettacolo debuttasse, ed era sulla bocca di tutti.

Episodi di questo tipo furono numerosi durante il periodo e vennero amplificati appunto attraverso i drammi per il teatro. Il popolino delle città accorreva nei quartieri dei teatri per abbeverarsi a queste storie di passione e di morte che raccontavano le storie di personaggi dei quartieri vicini, le cui vite erano simili a quelle di tanti altri, ma che, a differenza dei più, si erano sottratti alla morsa dei vincoli sociali e morali e avevano obbedito fino in fondo al proprio cuore.

(Rossella Marangoni)

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