I Valori Educativi dello Sport                                                  24 aprile 2013

L'esperienza di un grande contributo specialistico al mondo dello Sport, con la diffusione delle arti marziali vissute nella loro più vera e rigorosa dimensione etica e morale, da preservare e tramandare nel tempo per migliorare e arricchire la persona umana. L'interazione con la medicina sportiva e con la ricerca scientifica, con l'obiettivo del perfezionamento continuo.

Gabriele Achilli

Parlare di valori educativi nello sport vuol dire avventurarsi in un terreno dove informazioni, definizioni, regole e dettami sono già stati scritti dai massimi pensatori ed esperti in materia.

Valori educativi nello sport: sono quattro parole che contengono altrettanti significati cui le cinque regole dove si pratica la “via”, ovvero, il dojo kun nel karate, trovano uno specifico significato per chi, come me, ha fatto di questa antica arte marziale non solo uno scopo di vita, ma anche una lunga strada da percorrere in cui identificarsi come individuo, uomo, professionista, docente e padre.

Impegnati a perfezionare il carattere: dice la prima regola d'oro del karate-do, della via della mano vuota, così come lo sport indica la via al giovane atleta che per la prima volta si avvicina a una disciplina.

Persegui la via della sincerità: dice la seconda, perché senza sincerità (verso se stessi in primis) non si può andare avanti e non ci si può impegnare a fondo nella pratica sportiva. Ma anche verso il proprio allenatore, coach o maestro. Se non c'è la sincerità nel rapporto fra docente e allievo, tutto il lavoro può essere vanificato.

Rafforza instancabilmente lo spirito: è la terza regola d'oro per chi pratica il karate, ma anche per chi, indistintamente in altre discipline, pensa che l'unione di mente, corpo e spirito (shinkitai in giapponese) siano la strada giusta verso il raggiungimento di un obiettivo, come il successo o la vittoria, nella vita come nello sport. Rafforzare lo spirito vuol dire imparare dai propri errori, dagli esempi degli altri e metterli in pratica. Guardare con occhio critico i campioni consumati ed anche emularli, perché no. In fondo l'uomo sogna anche a occhi aperti e il sogno, in un certo modo, è l'espressione inconscia di un traguardo che si vuole raggiungere nella vita così come nello sport.

Osserva un comportamento corretto all'insegna del rispetto universale: è la quarta perla che il karate insegna. Comportarsi correttamente nella pratica sportiva è una regola basilare, che chiede rispetto verso se stessi e verso il proprio avversario così come nello sport in generale. Comportarsi correttamente: due parole che gli atleti ultimamente dimenticano perché preferiscono ottenere successi subito e facili, la parola doping è quella che calza di più in questo senso, ma anche la parola scorciatoia, ovvero, senza sforzo, ottenere il massimo risultato in poco tempo. Ma così facendo il percorso corretto che lo sportivo dovrebbe fare giorno dopo giorno, passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, esercizio dopo esercizio, verrebbe meno in tutti i sensi e verrebbe meno anche il rispetto verso il proprio avversario.

Astieniti dalla violenza e acquisisci l'autocontrollo: sono le parole dell'ultima regola, non semplici da spiegare a seconda della veste che si vuole trovare alle parole violenza e autocontrollo, o al contesto in cui si inseriscono. Violenza vuol dire non solo fare male al prossimo in senso fisico, ma anche psicologicamente e morale. Un concetto intrinseco ai valori educativi dello sport, con discipline che ogni giorno, vedi il calcio, inneggiano alla violenza verso il prossimo, a non rispettare l'avversario perché solo diventando un personaggio si può essere un grande campione, ma anche dal punto di vista intellettivo c'è violenza. Nel voler schiacciare l'avversario deridendolo o addirittura canzonandolo. Tutto ciò nel karate si insegna a non praticarlo, o per lo meno, ad astenersi dal farlo.

E' questo il senso di queste cinque regole d'oro che tutti i praticanti il karate recitano socchiudendo gli occhi, pronunciandole a fine allenamento, prima di ritornare con la mente al presente. Il Karate è mezzo per migliorare il proprio carattere, insegnava il grande maestro Gichin Funakoshi mentre diceva "Sempre meglio fare di tutto per cercare soluzioni pacifiche ai problemi", insegnando "da cuore a cuore" al proprio allievo.

A questo punto la domanda sorge spontanea, ovvero: parlare dei valori educativi dello sport oppure, al contrario, dello sport che deve educare ai valori?

Secondo la mia lunga esperienza sul campo entrambe le domande sono pertinenti e su entrambe le domande si possono fare le medesime riflessioni.

Sempre prendendo ad esempio il karate tradizionale, quello che la Fikta, la federazione italiana karate tradizionale e discipline affini, di cui ho l'onore di essere il presidente, così come l'Istituto Shotokan Italia - Ente Morale, la scuola di alta specializzazione del Karate Tradizionale in Italia del maestro Hiroshi Shirai, cintura nera 10° dan, il karate ha intrinseco nelle sue corde i valori educativi di cui la società, e nella fattispecie i nostri giovani, hanno sempre più bisogno.

E parlo nello specifico dei valori quali l'amicizia, il rispetto reciproco così come quello delle regole e dei gradi più alti. E ancora: il rispetto per il prossimo e per i deboli e gli indifesi, ma anche per le regole e per un comportamento corretto e impeccabile nel migliorare le proprie capacità fisiche, cognitive e mentali, insegnando la tolleranza verso il prossimo, educando alla sensibilità e all'uso dell'umiltà. Concetti, questi, sconosciuti alla maggioranza dei giovani di oggi, invasi dalla tecnologia, dalla moda, dai falsi miti che tv e internet gli forniscono ogni giorno, ma anche dall'influenza del gruppo.

E confrontarsi con i propri pari grado o i propri superiori sui valori di rispetto e responsabilità non sono cose di poco conto.

I nostri ragazzi, dalle elementari, alle medie, alle superiori fino all'università avvicinandosi al karate tradizionale e praticandolo ogni giorno con costanza, non solo migliorano le loro capacità cognitive e concettuali, ma imparano l'autostima, il rispetto per il prossimo, l'autonomia sociale e culturale. Imparano a concentrarsi e a massimizzare il tempo a disposizione, a prendersi delle responsabilità e a portarle avanti fino al termine; l'educazione, la tolleranza e acquisiscono una disciplina mentale tale da farli eccellere, o per lo meno veleggiare a vele spiegate nella giungla della scuola, districandosi tra compiti in classe e verifiche e diventando puntali, precisi e con un rendimento dal discreto all'ottimo. Molti si diplomano o si laureano con il massimo dei voti, lavorano, studiano e si allenano in contemporanea, imparano a sacrificarsi per ottenere dei risultati e imparano anche che i risultati ottenuti non sono sempre quelli sperati o scontati.

Alla lunga il talento paga fino ad un certo punto, perché da un altro punto in poi ci vuole impegno, costanza, determinazione, sacrificio per raggiungere un traguardo importante come la vittoria di una gara, sia quella della palestra sia il campionato del mondo, ma sempre prove di vita sono.

E il karate educa al rispetto per l'avversario, perché, a differenza del credo comune, non è una disciplina che si pratica singolarmente, ma dove il gruppo, in questo caso la squadra, è quella che alla fine fa la differenza. Sacrificarsi per sé e per gli altri è fondamentale per diventare grandi, per acquisire esperienza e insegnare a propria volta.

Ma negli ultimi tempi si è sentito spesso parlare di emergenza educativa, mancanza di valori morali e civili, violenza come linguaggio di espressione di problematiche molto complesse. E proprio una risposta positiva potrebbe venire dallo sport.

"Il karate in quanto portatore di valori educativi e formativi nella società attuale partecipa all'evoluzione pubblica e sociale della società e quindi si integra nel processo di evoluzione e di formazione delle strutture che reclamano un diritto di partecipazione ad uno status sociale pubblico", scrive la psicologa Ivana Padoan.

E che ci cimentiamo in una gara, in una competizione, in un esame o in una delle tante prove che la vita, ogni giorno, ci chiede di superare, i valori educativi appresi nella pratica dello sport ci rendono certamente diversi dagli altri: migliori, pronti e capaci di reagire con forza e coraggio, nel rispetto verso il prossimo e nel "tirare fuori ciò che sta dentro", ciò che letteralmente significa "educare", sia nella pratica diretta tutti i giorni o sia per chi ne è spettatore inconsapevole.

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