I Valori Educativi dello Sport                                                  24 aprile 2013

Una testimonianza diretta sul valore educativo insito nell'attività sportiva, per superare le difficoltà e proiettarsi positivamente nella vita di ogni giorno, oltrepassando i propri limiti fisici e mentali. Un gioioso invito a trasformare i problemi in grandi opportunità.

Barbara Contini

(sintesi dell’intervento)

Da ragazza ero ipovedente ed ero insofferente nel fare sport a scuola: nella pallavolo ad esempio non vedevo bene ma ricordo che apposta sbagliavo a tirare. Poi crescendo la vista si è persa del tutto ed ora sono non vedente. Col tempo ho desiderato invece fortemente praticare uno sport, ma ho cercato un’attività da svolgere all’aria aperta: mi sono rivolta all’Istituto dei Ciechi e con loro ho preso in considerazione le varie possibilità. Non mi piaceva l’atletica, ho scartato alcuni sport, finché mi è stato proposto il tiro con l’arco: una contraddizione che mi ha affascinato e mi ha convinto, anche contro la diffidenza di molti, anche in famiglia.

In questo sport ho trovato un modo efficace per misurarmi con me stessa e per crescere, affrontando le difficoltà e superandole, imponendomi il rigore e la disciplina necessarie per conquistare un risultato che consideravo importante. La Fitarco (Federazione Italiana Tiro con l’Arco) mi ha accolto con amicizia, non mi sono mai sentita sola, nel campo di allenamento ho conosciuto tante persone, giovani o meno giovani, tutti siamo alla pari: non è un caso che proprio le gare di tiro prevedano che tutti gli atleti gareggino insieme, normodotati o in carrozzina o persino ipovedenti e non vedenti. In un secondo tempo, poi, la Fitarco mi ha chiesto di diventare la rappresentante del Gruppo V.I. (Visual Impairment, cioè ipovedenti e non vedenti).

La gara è anche competizione, certo, ma la gara che si fa ogni volta è la gara con se stessi, si deve cercare di migliorare i risultati precedenti e si vince se si è superato il proprio risultato, perché quello che conta è vincere su se stessi più che superare gli altri. Le gare poi mi hanno consentito di viaggiare,  di conoscere ancora nuove persone, di sentire il tifo e l’affetto di persone sconosciute che dietro di me mi assistevano e coccolavano.

Di solito la prima cosa che mi chiedono è: ma come fai a prendere la mira per tirare..? Si utilizza un mirino tattile (una leggera struttura tubulare che costituisce un appoggio direzionale per i piedi e per la mano che impugna l’arco) ma non è facile da spiegare, perché occorre sviluppare la capacità di “sentire” se tutti i muscoli del corpo sono posizionati e lavorano nel modo che hai memorizzato come corretto per la centratura del bersaglio, e questo “allenamento interiore” si è rivelato poi come molto utile per sviluppare l’attenzione in ogni azione quotidiana, dandomi una maggiore sicurezza e capacità di interagire con le cose e le persone.

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