Abbiategrasso
12 - 28 settembre 2014

Foto © di Flavio Gallozzi

The Eye of the Storm Torino, ott-dic 2000

Victor De Circasia

Di origini basche, nato a Londra nel 1960 vive e lavora a Londra e in Italia. Possiede oltre vent'anni di esperienza nei musei di tutto il mondo come curatore per le Arti visive e la Scultura.

Membro del Comitato della Tate Gallery, del Royal College of Art, dello Yorkshire Sculpture Park, della Royal Academy, dell'International Sculpture Center di New York e del Consiglio d'Amministrazione dell'Accademia Carrara di Bergamo. Fiduciario del Florian Trusts e del Tom Bendhem Trust di Londra. Tiene corsi al MIT del Massachussets e al Royal College of Art di Londra.

Collabora come curatore e direttore della sezione di Latin American Art alla Hayward Gallery di Londra, direttore della South London Art Gallery, presidente per la International Contemporary Visual Arts, direttore degli SPACE studios. Supervisiona la creazione dell'Architectural Journal e Public Places.

Organizza molte delle prime mostre d'architettura e alcune tra le più grandi mostre mondiali di scultura soprattutto "en plein air", anche in Italia, tra cui The Eye of the Storm.

Pubblica numerosi articoli su giornali e riviste, e testi critici di cataloghi e libri d'arte di diversi grandi artisti come consulente per The National Trust for Scotland, Royal Academy of Arts Education e diverse Accademie europee. Insieme allo staff della Contemporary Art Society ha sviluppato programmi di espansione e rinnovamento della strategia dei maggiori musei in Inghilterra e in Italia.

il suo commento sulla Mostra

La parola giapponese Ki racchiude in sé spirito mente e anima, è solo uno tra i tanti strumenti di espressione filosofica di questa complessa cultura millenaria. La mano, il gesto, il segno (l'immagine per l'occidente) e per ultimo l'aria, costituiscono gli strumenti, molto efficaci nel creare e trasmettere...
(continua)

un suo commento sull’Arte giapponese

La decontestualizzazione è l'interpretazione atemporale che l'arte giapponese fa di miti e materia, di forme, spazio e segni. Sul viaggio di ricerca si aprono le origini del mito e si crea l'identità che percorre l'opera.

Così è dal principio il tema del segno, della mano, dell'aria e del gesto, ombra, vita, terra e cielo: irrompe possente, impregnando in maniera indelebile la cultura, gli equilibri precari della filosofia e l'estetica giapponese.

Le rivisitazioni e i materiali di lavoro sono una preziosità di purissimo incanto nel simbolico viaggio di questa cultura, che sembra riunirsi agli oggetti e diventa immagine per rinascere a nuova vita.

L'arte giapponese, possente in tutta la sua leggerezza, è il tema del gesto, dell'aria, come la creatività appena immaginata nel gesto del segno. Anche la filosofia dell'arte diventa dunque concettuale nella sua poetica rappresentazione. Il valore della memoria si fa interprete senza infrangere la gabbia che lo definisce. Il concetto è che l'arte non è pittura, né scultura, né assemblaggio o puro grafismo, ma un amalgama di combinazioni tutte metamorfiche che recuperano il tempo delle origini, dal passato fino al presente, per ridefinire la contemporaneità della rappresentazione artistica.

(V. De Circasia)

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