Per conoscere meglio il Karate Tradizionale...

© F. Gallozzi
“M° Fanizza”
dojo Yoshitaka
maggio 2014

La Accademia del Karate Yoshitaka, dopo ben 35 anni di instancabile e proficua attività di diffusione del Karate Tradizionale, resta più che mai un irraggiungibile punto di riferimento nella zona del sudovest milanese, grazie al suo Direttore Tecnico e fondatore, il Maestro Mario Fanizza, prestigiosa Cintura Nera 7° dan, che da quasi 50 anni pratica costantemente il Karate Tradizionale sotto la guida del Grande Maestro Hiroshi Shirai, 10° dan, Direttore Tecnico della FIKTA Federazione Italiana Karate Tradizionale.

Ma non è facile, per chi si approccia per la prima volta al variegato mondo delle “arti marziali”, saper riconoscere l'enorme distanza tra un semplice “Sport” ed una “Disciplina”, o saper interpretare le abissali differenze fra le varie Arti: dalle più nobili e antiche - ad esempio, quelle derivate dal Budō giapponese - a quelle che risalgono a pochi decenni fa e che nulla hanno a che vedere con Tradizioni millenarie faticosamente consolidate nei secoli per esprimere, nella perfezione, una forza e un'efficacia di autodifesa davvero uniche.

Per non parlare delle ben più numerose espressioni “inventate” da pochi anni o addirittura mesi - e ancora tante ne vengono sfornate ogni giorno - per motivi meramente commerciali o spettacolari, alla perenne ricerca di un successo agonistico del tutto effimero basato sul puro divertimento, sull'inconsistenza di valori etici e morali, o sulla presunta tradizione di un popolo purchessia, purché esotico.

Per restare semplicemente nel mondo del Karate, per un profano è ancora più complesso identificare quante importanti differenze possano riscontrarsi fra tutti quelli che proclamano di praticare il karate. Esistono infatti molte e diverse Federazioni, perché vengono praticate molte e diverse tipologie di karate: dal Karate Tradizionale - l'unico tramandato da oltre un millennio con lo scopo di formare il corpo e lo spirito del praticante ai valori etici e morali - ai suoi vari derivati più o meno ortodossi e diluiti fino a perdere del tutto la ricerca di una disciplina mentale e del rispetto per l'avversario, rischiando al contrario una esasperata competizione con gli avversari per il fine "sportivo" di perseguire il raggiungimento di un risultato agonistico fine a sé stesso.

E' quindi oltremodo opportuno, in questa confusione, approfondire le proprie conoscenze cercando una risposta autorevole ad alcune semplici domande:

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Karate è un'arte marziale a mani nude di origine giapponese, sviluppatasi oltre mille anni fa in Okinawa, l'isola principale dell'arcipelago delle Isole Ryukyu, a sud del Giappone.

Fino ai primi decenni del secolo scorso questa arte era stata sempre tramandata in totale segretezza dagli antichi Maestri, che ne insegnavano la pratica ad un solo adepto per tutta la vita. Solamente una ristretta cerchia di famiglie nobili ne conosceva quindi l'esistenza e lo praticava per necessità di difesa personale fino ad acquisire la capacità di uccidere un uomo, anche armato, con un solo colpo sferrato a mani nude.

Solo nel XIX secolo il Karate cominciò ad essere conosciuto anche in Giappone, dove si sviluppò rapidamente e gli venne riconosciuto lo stato di "arte" inserendolo nell'antico "budō", l'insieme delle più antiche, tradizionali ed onorevoli "arti" giapponesi. Successivamente alla seconda guerra mondiale il Giappone decise di inviare i migliori Maestri nelle principali Nazioni, per far conoscere al mondo una disciplina millenaria ma fino allora sconosciuta.

Anche oggi il Karate - se praticato nella sua antica forma "Tradizionale" - non è un semplice sport, ma una disciplina rigorosa che diventa una vera "arte" del combattimento. Il suo primo obiettivo è quello di forgiare il corpo e lo spirito del praticante "con lo scopo di giungere alla dignità di un saggio" rispettando ogni persona e ponendo al primo posto l'autodifesa personale, escludendo il volontario attacco all'avversario con il fine di nuocergli.

Il percorso di perfezionamento nella pratica richiede impegno e costanza e rafforza il carattere insegnando a superare qualsiasi ostacolo.

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Karate ha il significato letterale di "mano vuota" per indicare che nel combattimento non vengono utilizzate armi, ma allo stesso tempo sottolinea anche l'accezione buddistica del termine "vuoto" inteso come mente libera - concentrazione - meditazione.

Il suono viene dedotto da due ideogrammi: "te" (mano) e "kara" (vuoto).

Più anticamente, invece, con la medesima pronuncia "kara" veniva utilizzato un altro ideogramma che indicava "Cina", perché il significato originario indicava "la mano della Cina" come richiamo alle arti marziali cinesi, che avevano fortemente influenzato l'arte del combattimento sviluppatasi autonomamente in Okinawa.

Questo ideogramma venne poi sostituito da quello attuale - che manteneva il suono originale ma ne cambiava radicalmente il significato - nei primissimi anni del XX secolo, in occasione di una ennesima guerra tra Cina e Giappone.

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Fin dalle prime lezioni, l'allenamento è costantemente finalizzato a praticare il combattimento con una rigorosa attenzione al controllo dei colpi (denominati "tecniche") che se fossero portati in modo efficace e senza controllo risulterebbero altamente pericolosi.

L'allenamento comprende tre "specialità": inizialmente i principianti memorizzano con il "Khyon" le tecniche fondamentali di pugno e di calcio, per passare poi alla pratica dei primi "Kata" dove esprimono la "forma" di un combattimento reale, sia pure contro un avversario immaginario. I molteplici tipi di Khyon e di Kata crescono in difficoltà e complessità man mano che procede, nel tempo, la preparazione e l'esperienza dell'atleta.

Così pure, fin dall'inizio ci si allena al "Kumite" (il combattimento reale) inizialmente in modo semplice, lento e totalmente controllato, dichiarando in anticipo ogni singola tecnica. Si passa poi gradatamente a difficoltà sempre crescenti arrivando al combattimento semi-libero e infine, ma soltanto dopo molti anni di pratica, al libero combattimento: dove le tecniche esprimono una velocità e una potenza estremamente elevate, ma vengono sempre e comunque controllate perfettamente per non provocare alcun danno all'avversario.

La gestione e il ritmo del respiro sono fondamentali per la pratica del Karate. Nell'esecuzione di una tecnica si concentra tutta l'energia mentale e fisica tramite una rapida e violenta espirazione, contraendo i muscoli addominali: questo causa l'emissione del "kiai", un suono forte e profondo che permette di concentrare tutta la potenza nel punto da colpire: è il "kime", l'esecuzione di un attacco esplosivo impiegando la massima potenza e velocità.

Anche l' "etichetta" è fondamentale nel Karate Tradizionale: all'inizio e alla fine di un allenamento si tiene il breve rituale del saluto, che non è un gesto vuoto o di semplice cortesia, ma un segno concreto di rispetto e di attenzione verso il Maestro, verso i compagni e verso il dojo, il luogo dove si pratica Karate: ci si siede in ginocchio, prima di inchinarsi reciprocamente tra Maestro e Allievi.

Anche prima dell'esecuzione di un insieme di tecniche, o davanti ad un avversario, si fa un breve inchino, in piedi.

In piedi o in ginocchio, l'inchino aiuta a concentrarci sul momento presente e farci più semplici, sensibili e umili.

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Per riuscire a portare una tecnica di calcio o di pugno in modo efficace, ma controllato, una vera arte marziale di autodifesa richiede anni di allenamento e di fatica, con il costante approfondimento della conoscenza tecnica. E occorre ancora maggiore studio e dedizione per dominare le proprie emozioni e la propria aggressività, per saper impostare una strategia di combattimento e imporsi all'avversario; restando però in grado di reagire prontamente a un pericolo imminente, con destrezza e determinazione.

Tutto questo è possibile con il Karate Tradizionale: non una semplice pratica sportiva ma una disciplina rigorosa, fonte di grandi benefici e molte soddisfazioni, adatta a tutti indistintamente: bambini, ragazzi e adulti senza alcuna distinzione di età, sesso e preparazione fisica.

In cambio richiede applicazione, costanza, umiltà e rispetto verso l'avversario, educando ai più alti princìpi etici e morali.

E' importante però riconoscere che uno solo è il "vero" Karate, quello definito "Tradizionale" perché perpetua la rigorosa preparazione degli antichi Maestri di Okinawa, che hanno segretamente tramandato nei secoli il loro sapere.

Altre forme sono derivate dal Karate originario, ma a differenza del Karate Tradizionale perseguono solo l'aspetto sportivo e atletico o spingono alla combattività senza sviluppare contemporaneamente gli aspetti etici ed educativi.

Garante in Italia del corretto insegnamento secondo gli antichi valori è la FIKTA, Federazione Italiana Karate Tradizionale e discipline Affini, guidata dal grande Maestro Hiroshi Shirai, Cintura Nera 10° dan, ospite ogni anno nel dojo Yoshitaka per tenere alcuni eccezionali allenamenti di Karate "Goshindo" riservati, ad invito, a Maestri e praticanti di alto livello e di elevata esperienza, provenienti da tutta Italia.

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