Le origini storiche del karate si perdono, un migliaio di anni fa, nel lontano passato di Okinawa, nell’arcipelago delle Isole Ryukyu, che per molti secoli restò costituito come regno indipendente ma fortemente influenzato tanto dalla cultura giapponese quanto da quella cinese.

Questa mano è chiamata «Tekko tsu shu». Si utilizza generalmente questa mano per attaccare l’epigastrio. Secondo l’insegnamento tradizionale, quando si dà questo colpo a qualcuno prima del pasto, sputerà sangue, ma non morirà; ma se glielo si dà dopo il pasto, morirà.
(Dal «Bubishi», antico libro cinese sulle arti marziali)
Non si hanno riferimenti precisi perché per molti secoli venne praticato come un segreto gelosamente custodito e riservato esclusivamente ai primogeniti delle famiglie dell’alta nobiltà. Solo loro, infatti, potevano accedere all’apprendimento del sapere, delle arti, del combattimento con le armi e, anche, delle tecniche di combattimento a mani nude trasmesse segretamente nel Palazzo Reale di Okinawa. Nel secolo XV il re proibisce ai nobili l’uso delle armi. Si sviluppa allora ulteriormente la forma di combattimento a mani nude già preesistente e testimoniata anche dalle relazioni gestuali con le antiche danze tradizionali di origine contadina me-kata), che già contengono i gesti essenziali del karate.

Nel secolo XVII si instaura sul regno di Okinawa un dominio giapponese diretto, che mantiene il divieto totale all’uso delle armi e sviluppa ancor più i già importanti contatti con lo stato cinese. Nel tempo, ciò favorisce il trasmettersi di molti elementi di influenza dall’arte cinese del combattimento a mani nude.


Questa mano è chiamata «Kotento shu». Si colpisce con questa mano sull’osso, l’articolazione e il muscolo. Anche se ci si fa curare immediatamente da un medico, il colpo è incurabile e mortale.
(Dal «Bubishi», antico libro cinese sulle arti marziali)

Una parallela influenza si verifica anche nel villaggio di Kume quando le 36 famiglie cinesi che risiedono stabilmente in Okinawa fin dal 1392, dopo un lungo periodo di isolamento iniziano a stabilire contatti con i nobili locali: già decaduti allo stato di contadini o artigiani, ma che ancora - sia pure clandestinamente - tramandavano nella propria famiglia l’arte marziale di Okinawa, come motivo di fierezza e per mantenere l’unico segno residuo dell’antico privilegio.

La dominazione giapponese e il prolungato contatto con le due diverse correnti di arte del combattimento presenti nel sud e nel nord della Cina, provocarono una frammentazione del te, il karate antico. Fortemente influenzata dall’arte del combattimento del sud della Cina (corrente Shaolin) si sviluppa l’arte denominata Naha-te (dal nome della città da cui dipendeva il villaggio della comunità cinese in Okinawa); l’influenza dell’arte marziale del nord della Cina (corrente Wutang) è invece più forte in altri due villaggi, dove si sviluppano ulteriori diversificazioni del te, che vengono denominate con il nome delle due località: il Tomari-te e lo Shuri-te.
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