Per molti secoli l’arte marziale di Okinawa era rimasta appannaggio esclusivo degli ajimé, i figli primogeniti dei nobili, come un segreto gelosamente custodito da chi aveva il privilegio di praticare l’Udon-te, l’arte te) che veniva coltivata esclusivamente all’interno del Palazzo Reale Udon), mentre il resto della popolazione ne ignorava persino l’esistenza.
La conoscenza del te veniva solitamente trasmessa da un maestro, per lunghi anni, ad un unico discepolo, che in seguito - diventato a sua volta maestro - l’avrebbe segretamente trasmessa ad un altro discepolo.

Il combattente di destra attacca al viso dell’avversario con la mano, come quando due draghi si divertono nell’acqua, sarà allora vinto dal colpo potente, da leone d’oro, dell’ avversario di sinistra, che rialza di colpo le due mani.

Molto più tardi, un altro importante mezzo di conoscenza fu il Bubishi, antico e segreto libro sull’arte marziale cinese dello Shaolin. Nel secolo XIX il testo contribuì in modo importante alla formazione e allo sviluppo del te di Okinawa, che si è formato con diversi contributi di differente origine.

L’esclusiva modalità di trasmissione da un maestro a un unico discepolo iniziò a modificarsi solo nel corso del XIX secolo: la trasmissione del te si svolgeva ancora in segreto, ma le relazioni tra Maestri e adepti si erano fatte più complesse: i Maestri infatti cominciarono ad accettare più di un allievo e questi potevano lavorare con più di un Maestro, perché la frammentazione del te nei primi differenti stili (provocati dalle differenti influenze cinesi, giapponesi e anche coreane) avevano di fatto “specializzato” i Maestri, ognuno dei quali conosceva e approfondiva differenti tecniche e kata, di diversa provenienza. Inoltre, la ridotta superficie dell’Isola di Okinawa favoriva ulteriormente la possibilità di attingere al diverso sapere di più Maestri.

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