Gli ideogrammi giapponesi
che compongono
il termine «Karate-Do
Karate ha il significato letterale di «mano vuota», significato che dal punto di vista tecnico indica che non vengono utilizzate armi nel combattimento, ma che sottolinea anche l’accezione buddhistica del termine “vuoto” inteso come mente libera / concentrazione / meditazione.

Anticamente, quando era un’arte del combattimento tramandata segretamente, il nome era variabile in funzione della località di Okinawa dove veniva praticata. Forti e duraturi scambi commerciali e politici con il sud della Cina portarono l’arte del combattimento cinese a mani nude ad influenzare l’evolversi dell’arte marziale di Okinawa, che cominciò a venire denominata con il termine di to de con il significato di «la mano de o te  (della Cina to)».

«Mano»
(Nantembo, 1839 - 1925)

Il legame tra il suono pronunciato e la scrittura in ideogrammi, però, non è diretto come nelle scritture fonetiche occidentali: ciò introduce elementi di difficoltà e di incertezza nella comprensione dei testi, ma permette di dare significati più ampi al termine scritto, e di diversificare il significato del suono pronunciato.

Così il termine te o de, letteralmente “mano”, ha anche il significato di “arte” o “tecnica”; come pure l’ideogramma to si pronuncia anche kara. In giapponese, per altro, la pronuncia kara dell’ideogramma “Cina” è la medesima pronuncia di un altro ideogramma che significa “vuoto” (dove il termine vuoto ha una profondità filosofica ancora maggiore dell’accezione buddhista).

All’inizio del ventesimo secolo si cominciò a utilizzare la pronuncia kara-te mantenendo nella scrittura il medesimo significato: «la mano (te) della Cina kara)» ma pochi anni dopo, quando il nazionalismo portò il Giappone all’isolamento e alla guerra contro lo stato cinese, si sostituì l’ideogramma “Cina” con l’ideogramma “vuoto” mantenendo la pronuncia kara-te con il nuovo e più intenso significato di «mano vuota».

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