Abbiategrasso
21-30 aprile 2006

Calligrafia giapponese contemporanea

Mostra di opere originali di Calligrafia

foto di A. VarieschiAlcune immagini della Mostra di Calligrafia giapponese contemporanea

Shodo (la via del pennello: calligrafia): "Sho" vuol dire tracciare dei segni. Cioè, è qualcosa che si realizza attraverso la scrittura di segni. Il "do" di "shodo", poi, ha il significato di coltivare abilmente un'arte con la padronanza degli strumenti, dei metodi, delle tecniche di tale via.

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"L'arte della Calligrafia"
di Toba-Chiba Ikuyo
artista calligrafagiapponese
residente a Roma
(qui accanto una sua calligrafia)

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Le opere esposte sono state cortesemente
concesse in prestito dall'Istituto Giapponese
di Cultura in Roma

Japan Foundation www.jfroma.it

Sono molti i giapponesi che pur nella frenetica vitadi oggi trovano il piacere, nel tempo libero, di dedicarsi allacalligrafia, intesa come pittura grafica da praticarsi con ilpennello e l'inchiostro di China.

E' un'arte tradizionale ma tuttora viva e sentita; coniuga lascrittura dei caratteri cinesi e dell'alfabeto giapponese con lapoesia e la pittura, evocando talora anche il suono della pronuncia.Si potrebbe definire la quintessenza dell'estetica giapponese.

Le opere esposte in questa mostra fanno parte di un'esposizionecurata dallo "Shodo Journal - International Culture Promotion" inoccasione della Settimana Giapponese nell'ambito dellemanifestazioni per "Firenze 1986 - Capitale Europea della Cultura".

Si tratta di calligrafie espressamente composte per tale occasioneda artisti contemporanei, tra i più famosi in Giappone. Sonol'espressione di vari stili, da quelli più tradizionali a quelliconsiderati d'avanguardia.

Prof. Nishimoto Koji
Direttore dell'Istituto Giapponese di Cultura

Dalla Cina al Giappone
La "Sho" nata sul continente, in Cina, più di tremila anni fa, ha continuato il suo sviluppo producendo maestri calligrafi, come si vede dai numerosi esempi su pietra pervenutici, senza che nel suo mondo si verificassero periodicamente vicissitudini simili a quelle della politica del continente.
DINASTIE CINESI FORME DI SCRITTURA
Periodo Yin 1500 - 1100 a.C.
(più noto come Shang)

Periodo Chou 1100 - 221 a C.
(trascrizione attuale Zhou)

Periodo Ch'in (400 a.C.) 221 - 206 a.C.
(Trascrizione attuale Qin)

Periodo Han 206 a.C. - 220 d.C.
kokotsubun: iscrizioni su ossa e carapaci


shoteibun: iscrizioni su tripodi bronzei


daiten - shoten: grande e piccolo sigillo;
korei: squadrato antico

kanrei - reisho: squadrato degli Han - squadrato

Si è visto in particolare uno strabiliante sviluppo dei vari aspetti della cultura durante i quattrocento anni di prosperità del regno degli Han e, grazie al convergere di fattori quali la produzione della carte e gli studi sui pennelli, le forme dello scrivere hanno visto nascere lo stile quadrato, semi-corsivo e corsivo; in seguito a ciò questi codici di scrittura hanno prodotto uno dopo l'altro famosi calligrafi e nel periodo Tang (645 - 907 d.C.) è maturato uno stile di grande raffinatezza.
Questa "via del pennello" cinese nel VI secolo è giunta in Giappone attraverso la penisola coreana.
Nel periodo Nara (710 - 784) la calligrafia ("sho") prospera insieme al Buddhismo giunto dalla Cina e sono numerosi i calligrafi illustri non soltanto fra i copisti del sutra ma fra i monaci, i nobili e nella famiglia imperiale; adottata ed assorbita la calligrafia cinese lo sviluppo della "via del pennello" continua, aggiungendo a quanto già accettato e a quanto è caratteristico del popolo giapponese e della sua sensibilità anche una forza creativa originale e, ancora, all'inizio del periodo Heian (794 - 1192) ha origine la fascinosa ed elegante scrittura fonetica, hiragana e katakana, e si presenta l'età dell'oro della calligrafia in Giappone, quando si forma lo stile giapponese chiamato wayo, superiore anche a quello dei grandi maestri della Cina continentale. Naturalmente è sottinteso che nel frattempo non si era cessato di ricevere il benefico stimolo della calligrafia cinese ma si giunge qui, offuscandola per molti e diversi aspetti, all'affermazione di un'arte giapponese della calligrafia (nihon shodo geijutsu).
L'arte della calligrafia
Si può dire che in origine la scrittura è uno strumento pratico per comunicare il pensiero dell'uomo ed è naturale che il maestro calligrafo bruci dal desiderio di volervi includere una cosciente manifestazione del bello, incessantemente perseguito dal suo istinto estetico, ed è qui che il calligrafo diviene autore impegnandosi ad unificare la manifestazioen estetica con il profondo contenuto individuale e personale, così come avviene per ogni altra arte.

Vale a dire che la manifestazione coerente di umanità derivata dall'unione puramente estetica di natura - universo e spirito, e fondata sulla "esistenza" del singolo autore completamente distolto da interessi utilitaristici, perviene al livello che si chiama "arte della calligrafia". Lì dovrebbe essere posto il piacere originario e illimitato dell'essere umano mentre la vita interiore del calligrafo-autore risulta latente nella originalità della forma dello scritto.

Ancora, la calligrafia si rivela rappresentando la posizione del suo autore creativamente, anzi, intuitivamente per mezzo della tecnica e della personalità; perciò colui che scrive presenta le condizioni di uno stato d'animo del quale ha valutato armonia, simmetria, limiti e, pur conformandosi all'essenza dello scritto, porta nel suo lavoro la composizione spaziale del bianco della carta e del nero dell'inchiostro, mentre, trattandosi di un atto unico e compiuto, vi porta allo stesso tempo astrazione e simbolo cui ha impresso un suo ritmo.
Tutto questo si chiama opera d'arte calligrafica.

Strumenti per la calligrafia

Esistono strumenti specifici per praticare la calligrafia.

  • fude (pennello)
    Di pennelli ce ne sono diversi: grandi, medi, sottili. Inoltre non è che le setole di un pennello siano preparate in modo uniforme, tutte della stessa lunghezza: sono invece combinate lunghe, medie, corte, in modo studiato perché sia facile scrivere. Il calligrafo sceglie il pennello adatto a seconda del metodo di espressione che intende seguire.
  • sumi (inchiostro)
    L'inchiostro, ottenuto facendo solidificare con colla e spezie la fuliggine prodotta bruciando olio minerale e vegetale, è un solido duro di grandezza adeguata al suzuri. Si tende a considerare il sumi come un unico colore nero ma in esso vi sono sottili distinzioni quali le tonalità azzurrato, verdastro, seppia, cenere, pallido, scelte secondo gli intenti dell'autore.

  • suzuri (vaschetta - calamaio)
    E' lo strumento per strofinare il sumi, fatto di pietra, usualmente di forma rettangolare. La pietra è prodotta in Cina ma si estrae anche in Giappone. La parte leggermente scavata dove si mette l'acqua umi (mare), quella orizzontale dove si strofina la mattonella di inchiostro si chiama oka (collina). Si strofina il sumi tenendolo ben stretto, sino a che l'acqua prende un denso color fumo.

  • kami (carta)
    La qualità della carta è di innumerevoli tipi; ve ne è fatta a macchina e fatta a mano, rigida, assorbente od altro. Il calligrafo sceglie la qualità adeguata al proprio modo espressivo.
Forme dello scritto (stile)
  • kaisho (stile squadrato) carattere scritto nella sua forma originaria, esatta, tracciata con linee rette
  • gyosho (stile semi-corsivo) forma parzialmente abbreviata, leggermente curva
  • sosho (stile corsivo) molte abbreviazioni, forma originale semplificata, linee curve prevalenti
    Di queste forme il calligrafo decide liberamente e singolarmente basandosi sulla sostanza dei caratteri che vuole rappresentare, per creare una "bellezza calligrafica" di grande raffinatezza.
    Per gli scritti ufficiale si usa il comune stile squadrato.
Apprezzamento della calligrafia

L'atto che produce la calligrafia, unico e compiuto, compreso di un suo stato d'animo, non può essere corretto essendo un flusso vivo che si effonde dall'intimo dell'autore verso l'esterno.

Il calligrafo è davanti alla carta in una situazione emotiva di estrema concentrazione e dal momento in cui poggia il pennello sulla carta a quando lo solleva il senso ritmico determinato dal tocco del pennello in apertura, il suo orientamento, la velocità, la pressione, decide del destino dell'opera. Non ci sono correzioni. Per perfezionare una calligrafia l'autore, portando all'estremo la propria emotività, ripete la creazione sino a che non ne è soddisfatto: cinquanta, cento volte e di esse una è l'opera che verrà mostrata in pubblico.

Chi la valuta naturalmente conosce il significato dello scritto ma, avendo percepito l'idea trasmessa dalla volontà del calligrafo, ciò non è necessario per apprezzare l'opera: anche nel caso che non lo capisse, può giudicarla dalla composizione spaziale del bianco e del nero, là dove si compongono unitariamente la forma che si manifesta, le linee, il loro fluire, il chiaro-scuro dell'inchiostro, i vuoti.

In aggiunta sarebbe una fortuna se dall'esteriorità dello scritto riuscisse a raggiungere la percezione dell'alta spiritualità di cui il calligrafo l'ha permeata, racchiusa in espressioni quali "La calligrafia è il suo autore" o "L'animo si fa arte".

Toba-Chiba Ikuyo
artista calligrafa giapponese
(traduzione di
Teresa Ciapparoni La Rocca)

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